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domenica 28 novembre 2010

Il Rede



Traduzione:



In totale fiducia e amore, 

la legge Wiccan devi seguire. 
Vivi e lascia vivere, 
leale nel dare e nel ricevere. 
Quando tre volte il cerchio hai tracciato, 
il male al di fuori è confinato. 
Il tuo incantesimo è sigillato, 
se con la rima lo hai legato. 
Lo sguardo sereno, leggero il tocco, 
ascolta molto e parla poco. 
In Deosil, se la Luna sta crescendo, 
la Runa delle Streghe vai cantando. 
In Widdershins con la calante Luna, 
del bando canta la Runa. 
La Luna nuova onora, 
baciando due volte la mano alla Signora. 
Per avere buona Fortuna, 
esprimi i desideri quando è Piena la Luna. 
Se il vento del Nord porta tempesta, 
abbassa le vele e in casa resta. 
Se il vento dal Sud soffierà, 
l'amore sulla bocca ti bacerà. 
Se il vento dall'Ovest si è alzato, 
non trova pace chi è trapassato. 
Da Oriente il vento porterà 
aria di festa e novità. 
Nove ceppi nel calderone porrai, 
veloce e piano li brucerai. 
Il Sambuco sia l'albero della Signora, 
non bruciarlo o maledetto tu sia ora. 
Quando la ruota comincia a girare, 
i fuochi di Beltane inizia a bruciare, 
quando la ruota a Yule giungerà, 
accendi il ceppo e il Cornuto regnerà. 
Una pietra nella corrente è lanciata 
da chi desidera verità svelata. 
Dalla Signora tu sia benedetto, 
se fiori e selva tratti con rispetto. 
Quando è vera la tua necessità, 
non badare all'altrui avidità. 
Se con lo stolto il tuo tempo hai buttato, 
fra i suoi amici sarai annoverato. 
Alla Legge del Tre devi badare, 
tre volte nel bene, tre volte nel male. 
Quando la sfortuna ti segna 
una stella blu sulla fronte disegna. 
In amore sii sempre vero, 
se vuoi che il tuo amante sia sincero.
Della Wicca il Rede è uno: 
"Fai ciò che vuoi, finché non nuoce a nessuno!"

sabato 27 novembre 2010

Così vicini, così lontani


Mi è venuta questa considerazione ieri, quando ero a passeggio con la mia cagnolina.. Passando davanti a casa di una mia vecchia amica mi sono detta: 
"ma è mai possibile che viviamo a tre vie di distanza e che in pratica non ci vediamo e non ci sentiamo mai?"

Ora esistono il telefono, la mail, il cellulare, i social network e un altro mucchio di strumenti per permettere alle persone di rimanere in contatto e la gente cosa fa? La gente non lo fa, non ne ha voglia..

Quante volte vi sarà mai capitato di incontrare una persona che hai frequentato e sentirsi dire "è una vita che non ti fai sentire, eh?" ma perchè non ti sei fatto vivo tu per primo, mi chiedo.. oppure gente che per un anno sparisce e si fa vivo per il suo compleanno, del genere, ti ho sempre invitato, mi sembrava giusto farlo anche quest'anno..
Siamo finiti proprio nel mondo dell'ipocrisia e dell'opportunismo più spudorato..
Ho notato però che, a volte, tutto questo è semplicemente causato dalla paura..
La paura che ci frena davanti allo zerbino del vicino di casa per chiedere un pò di latte, la paura nel dire la verità agli amici, la paura di essere giudicato, la paura di ferire..
La paura che domina la maggior parte del mondo di oggi è un sentimento che rode in profondità e dal quale è difficile uscire..
La domanda dunque è, perchè avere paura? Perchè accontentarci di vivere una vita a metà?
Non abbiate paura di vivere, non abbiate paura di affrontare la vita a testa alta, poichè chi vive nella strada della verità non deve temere mai.

Buona giornata a tutti!

sabato 20 novembre 2010

Festa degli Alberi



Non credo che troverò mai una poesia bella come un albero

A.J. Kilmer




"Parlo agli alberi sottovoce perchè
Quando nessuno mi ascolta
Essi in silenzio tendono i loro rami
Per far arrivare le mie energie al cielo.

Abbraccio gli alberi e lascio che il mio sangue
Scorra insieme alla loro linfa
Perché quando il mio respiro si fa affannoso
Il mio cuore ritrova il ritmo con i loro battiti

Mi siedo ai piedi di un albero
E accarezzo le sue radici
Perché quando non so più dove mi trovo
Esse mi riportano alla Terra… Nostra amata casa."

Valentina Meloni





"Mentre ti guardo 

mi vedo e sorrido
ma tu non mi vedi...
sono qui tra le spine
e non posso muovermi...
solo un abbraccio 
può sciogliere questo velo
un infinito tenero abbraccio..."
Valentina Meloni

sabato 13 novembre 2010

La Fenice: storia, miti e leggende



"Sto per morire.
Lo sento dentro la pelle
in quest'anima
assurdamente piegata.
Lacrime secche
bagnano nude prigioni
e mi attardo davanti alle fiamme.
Il dolore acceca ogni pensiero
aspettandomi.
So cosa accade:
Oggi muoio.
Oggi rinasco."


La Fenice, spesso nota anche con l'epiteto di Araba Fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli Egizi furono i primi a parlare del Bennu che poi nelle leggende greche divenne la Fenice. Uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe e due lunghe piume — una rosa e una azzurra — che le scivolano morbidamente oppure erette sulla sommità del capo.
Dopo aver vissuto per 500 anni, la Fenice sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.
Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido. Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza.
Per via della cannella e della mirra che bruciano, la morte di una fenice è spesso accompagnata da un gradevole profumo. Dal cumulo di cenere emergeva poi un piccolo uovo, che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice, dopodiché la giovane e potente Fenice, sarebbe volata ad Heliopolis1 (città del Basso Egitto) per posarsi sopra l'albero sacro,
«cantando così divinamente da incantare lo stesso Ra».
Quattro piramidi in Egitto furono dedicate alla Fenice:
  • quella di Cheope, presso Giza, detta "dove il sole sorge e tramonta";
  • ad Abusir, Sahure, "splendente come lo spirito Fenice";
  • Neferikare, "dello spirito Fenice"
  • Reneferef, "divina come gli spiriti Fenice".
Una interessante spiegazione ornitologica per il mito della Fenice, è che alcuni grandi volatili sbattono le ali sul fuoco per uccidere i parassiti col fumo. La Fenice, nel suo aspetto distruttore, viene a liberare il mondo dal male — i parassiti, appunto — bruciandolo col Fuoco Spirituale.
Vi sono controparti della Fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, inca, azteca, russa (l'uccello di fuoco), quella dei nativi americani (Yel), e in particolare nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura), ed ebraica (Milcham); guardiamo ora più in dettaglio i miti più conosciuti delle principali culture:


In Cina

«Un uccello mitologico, che non muore mai, la fenice vola lontano, avanti a noi, osservando con occhi acuti il paesaggio circostante e lo spazio distante. Rappresenta la nostra capacità visiva, di raccogliere informazioni sensorie sull'ambiente che ci circonda e sugli eventi che si dipanano al suo interno. La fenice, con la sua bellezza assoluta, crea un'incredibile esaltazione unita al sogno dell'immortalità».

I cinesi hanno un gruppo di quattro creature magiche (detti "I quattro spiritualmente-dotati") che presiedono i destini della Cina, e rappresentano le forze primordiali degli animali piumati, corazzati, pelosi e con squame. Questi quattro animali sacri sono: Bai Hu (la tigre) o Ki-Lin (l'unicorno) per l'Ovest; Gui Xian (la tartaruga o il serpente) per il Nord; Long (il drago) per l'Est; e, per il Sud, Feng (la Fenice) — detto anche Fêng-huang, Fung-hwang o Fum-hwang.
Rappresentava il potere e la prosperità, ed era un attributo esclusivo dell'imperatore e dell'imperatrice, che erano gli unici in tutta la Cina ad essere autorizzati a portare il simbolo del Feng. Era la personificazione delle forze primordiali dei Cieli, e talvolta veniva rappresentata con la testa e la cresta di fagiano e la coda di pavone.
Nel becco portava due pergamene o una scatola quadrata che conteneva i Testi Sacri, e recava iscritte nel corpo le Cinque Virtù Cardinali. Si dice inoltre che la sua canzone contenesse le cinque note della scala musicale cinese, e che la sua coda includesse i cinque colori fondamentali (blu, rosso, giallo, bianco e nero), e che il suo corpo fosse una mistura dei sei corpi celesti (la testa – il cielo; gli occhi - il sole; la schiena - la luna; le ali - il vento; i piedi - la terra e la coda - i pianeti).


In India

Nella cultura induista e buddista, la Fenice può essere ricondotta a Garuda.
Ha ali e becco d'aquila, un corpo umano, la faccia bianca, ali scarlatte e un corpo d'oro. È uno dei supremi veggenti d'infinita coscienza. Narra la leggenda indù che la madre di tutti i serpenti, Kadru, combatté con la madre di Garuda, imprigionandola. Garuda andò quindi a recuperare del Soma2, che lo rese immortale, per liberare sua madre da Kadru, colpito da ciò, lo scelse come avatar (l'incarnazione terrestre) o destriero. Comunque, Garuda mantenne un grande odio verso i Naga (la famiglia dei serpenti ), e ne ammazzava uno al giorno per pranzo. Poi però un principe buddista gli insegnò l'astinenza, e Garuda riportò in vita le ossa dei serpenti che aveva ucciso.


In Giappone

In Giappone la Fenice figura col nome di Ho-ho o Karura: è un'enorme aquila sputa fuoco dalle piume dorate e gemme magiche che ne coronano la testa, ed annuncia l'arrivo di una nuova era.


Fra gli ebrei e i cristiani

Nelle leggende ebraiche, la Fenice viene chiamata Milcham. Dopo che Eva mangiò il frutto proibito, divenne gelosa dell'immortalità e della purezza delle altre creature del Giardino dell'Eden, così convinse tutti gli animali a mangiare a loro volta il frutto proibito, affinché seguissero la sua stessa sorte. Tutti gli animali cedettero, tranne la Fenice — che Dio ricompensò ponendola in una città fortificata dove avrebbe potuto vivere in pace per 1000 anni. Alla fine di ogni periodo di 1000 anni, l'uccello bruciava e risorgeva da un uovo che veniva trovato nelle sue ceneri.
I padri della Chiesa accolsero la tradizione ebraica e fecero della fenice il simbolo della resurrezione della carne. La sua immagine ricorre frequentemente nell'iconografia delle catacombe.


Parallelismi con altre figure leggendarie

Quetzalcoatl3, dio uccello (o serpente piumato) dell'America del Nord (Messico), sovrano e portatore di civiltà, aveva il dono di morire e risorgere.
Wakonda, uccello del tuono per i Sioux, degli indiani Dakota, "grande potere superiore", fonte di potere e saggezza, divinità generosa che sostiene il mondo e illumina lo sciamano
Nella narrativa dell'antica Persia è presenta con il nome di Homa o Seemorgh.

Significato alchemico
La Fenice rappresenta spesso la fase finale del processo alchemico e gli alchimisti, in questo uccello, riposero il significato della spiritualizzazione completa, della rinascita della personalità risultato finale della Grande Opera.
Nell’Opera l’iconografia dell’uccello viene dopo quella del Pellicano non solo nel rispetto della successione delle fasi alchemiche, ma anche nel significato rispetto a quello che lo precede. Infatti la sua capacità di ricrearsi acquisisce il significato divino nei confronti di quello umano del Pellicano. Il magnifico aspetto rosso dell’uccello (‘fenice’ deriva da una parola greca che significa ‘rosso’) evoca il fuoco creatore capace di dissolvere le tenebre della notte simboleggianti la condizione della morte, del peccato, dell’anima liberata dalla natura umana che l’opprime. Il simbolo alchimistico è molto diffuso e viene spesso impiegato per raffigurare la proprietà della Pietra Filosofale capace di moltiplicare e aumentare la quantità d’oro ottenibile dalla trattazione della vile materia prima. Nel lato sinistro della tavola la Fenice è riprodotta come simbolo maschile che protegge i due elementi fuoco e aria contenuti nelle due sfere sotto le sue ali.


Nel cielo


La Fenice (abbreviazione: Phe) è anche una costellazione dell'Emisfero Sud, vicino a Tucana (il Tucano) e Sculptor. Fu così chiamata da Johann Bayer nel 1603, ed è costituita da 11 stelle. Assai curiosamente, questa costellazione è universalmente stata riconosciuta come uccello, ed è stata chiamata Grifone, Aquila, Giovane Struzzo (dagli arabi) e Uccello di Fuoco (dai cinesi).





Note:
1. Heliopolis, città dell’antico egitto, più precisamente del Basso Egitto. In essa veniva onorato il dio Sole che ogni giorno sorgeva e tramontava.
2. Soma, sostantivo maschile sanscrito che indica primariamente il succo ricavato da una pianta oggetto di offerta sacrificale (yajña) nel Vedismo; il termine viene talora usato anche per indicare la stessa pianta da cui veniva estratto il succo sacrificale.
3. Quetzalcoatl, serpente piumato, vedi post precedente.

fonte: http://www.cavernacosmica.com/la-fenice/

giovedì 4 novembre 2010

Il Serpente Piumato





In un modo o in un altro, hanno probabilmente tutti ascoltato almeno una volta il nome di Quetzalcoatl (dalla pronuncia approssimativa kezalcoàl). I vari significati riferiti al suo nome nelle altre lingue mesoamericane sono abbastanza similari. I Maya lo chiamavano Kukulkán. I Quiché Gukumatz. Tra le civilizzazioni che praticavano il culto del Serpente piumato ricordiamo anche gli Olmechi, i Miztechi, i Toltechi e gli Aztechi.

Patrono di tutti i sacerdoti, simbolo della morte e della resurrezione, il Serpente Piumato, ibrido e mitico, rappresentava per le culture del centro-america il principio cosmico del duale: la terra del serpente ed il cielo dell’uccello, riuniti in un' unica simbologia. Egli simboleggiava l'eredità religiosa del periodo classico; insieme eroe civilizzatore primordiale ed entità mitica,  ancora fatto oggetto, nella Tenochtitlàn degli ultimi giorni, della più profonda venerazione. La sua origine è rintracciabile fra i Toltechi, ma esso entrò ben presto anche nel culto azteco, diventando il punto di riferimento dell'evoluzione morale e spirituale della religione della nazione Mexica.

Ed eccovi la leggenda:

…Quetzalcoatl, il dio serpente, signore della creazione, del sapere e del vento, era il sovrano della città degli dèi. Era totalmente puro, innocente e buono. Nessun compito era troppo umile per lui. Spazzava persino i sentieri degli dèi della pioggia, così che essi potessero venire a portare acqua alla terra.
L’astuto ed invidioso fratello di Quetzalcoatl, Tezcatlipoca, il dio dei guerrieri, del cielo notturno e del fulmine, era infuriato per la sua assoluta bontà. Così decise di fargli un brutto scherzo, trasformandolo in un furfante in cerca di piaceri. “Gli darò un volto ed un corpo umani !” sogghignò. Mostrò poi a Quetzalcoatl il suo nuovo aspetto umano in uno specchio fumoso, appena Quetzalcoatl vide il suo nuovo volto, si sentì posseduto da tutti i desideri materiali che affliggono il genere umano. Allora Quetzalcoatl gridò inorridito “Non sono più adatto ad essere un re! Non posso comparire davanti al mio popolo in questo modo! ” Il dio chiamò a sé il suo fedele servitore, Xolotl - il coyote. Questi era legato a Quetzalcoatl come fosse la sua stessa ombra, gli fece un manto di piume verdi, rosse e bianche prese dall’uccello Quetzal, gli fece anche una maschera di turchesi, una parrucca e una barba di piume blu e rosse. Poi gli dipinse le labbra di rosso, colorò la fronte di giallo e fece in modo che i suoi denti sembrassero quelli di un serpente.
Quetzalcoatl assunse così le sembianze del leggendario serpente piumato. Ma Tezcatlipoca non ancora soddisfatto, aveva pensato a uno scherzo da fare al fratello. Gli diede del vino, spacciandola per una pozione miracolosa in grado di curare la sua malattia. Quetzalcoatl, che non aveva mai bevuto il vino, si ubriacò. Mentre era stordito, Tezcatlipoca lo convinse a fare l’amore con sua sorella, Quetzalpetatl. Quando ritornò in sé, Quetzalcoatl si vergognò amaramente di quel che aveva fatto. “Questo è un giorno funesto! ” disse, e decise di uccidersi. Quetzalcoatl ordinò ai suoi servitori di fare una cassa di pietra, poi vi si stese e rimase lì dentro per quattro giorni. Infine si rialzò e disse ai suoi servitori di riempire la cassa con tutti i suoi tesori più preziosi e di sigillarla. Detto questo il dio si recò sulla riva del mare e lì indossò il manto di piume di quetzal e la maschera di turchesi. Poi si diede fuoco, e di lui non rimase più niente, a parte le ceneri sulla spiaggia. Da queste ceneri sorsero degli uccelli favolosi che salirono al cielo, i quetzal, appunto.
Quando morì Quetzalcoatl il sole non sorse per quattro giorni, poiché il dio era sceso nella terra dei morti con Xolotl per vedere il padre, Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl disse a suo padre che era venuto a prendere le preziose ossa che custodiva per popolare la Terra, e il signore dei morti acconsentì. Quetzalcoatl e Xolotl presero le ossa preziose e ritornarono nella terra dei vivi. Quetzalcoatl spruzzò il suo sangue sulle ossa e diede loro la vita. Le ossa divennero il primo popolo, i Toltechi. Il dio insegnò al genere umano molte cose importanti. Egli trovò il mais, che era custodito dalle formiche, e insegnò agli uomini a coltivarlo. Insegnò agli uomini come lucidare la giada, come fare tessuti e creare mosaici. Ma soprattutto insegnò loro come misurare il tempo e capire le stelle, e stabilì il corso dell’anno e delle stagioni. Alla fine giunse il giorno in cui il serpente piumato dovette lasciare che gli uomini se la cavassero da soli. Quando quel giorno sorse, apparve nel cielo la stella Quetzalcoatl, ovvero il pianeta Venere. Per questo il dio è chiamato Signore dell’Alba. Alcuni dicono che Quetzalcoatl andò verso est su una zattera di serpenti, ma un giorno tornerà…

 Nella lingua delle civiltà precolombiane, il Nahuatl,
 Quetzalcoatl significa letteralmente uccello o serpente
 con piume di quetzal (splendido uccello rimandante
a qualcosa di prezioso e divino).

Riferimenti bibliografici:

Sejourne Laurette, Quetzalcoatl, il serpente piumato, Il saggiatore, Milano 1961
http://www.croponline.org/centrosudamerica.htm
http://www.mexicoart.it/Ita/aztdivin.htm
http://www.torya.net/it/YUK_palenque_maya_it_A.htm
http://www.voyager.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,121%5E5171,00.html
http://weber.ucsd.edu/~anthclub/quetzalcoatl/quetzal.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Quetzalcoatl

mercoledì 3 novembre 2010

Le lumache sono tornate!



Ebbene sì, avete capito bene..
Le lumache sono tornate!

Sono pazza? Forse, ma non sapete quanta gioia mi può dare una semplice e delicata lumachina che striscia su un muretto con la pioggia autunnale.
Dopo tanti giorni di pioggia intensa sarà capitato a tutti di vedere una piccola lumaca per terra, felice di essere finalmente nell’umido e all’aria (almeno a qualcuno il clima umido piace!)

Mi sono chiesta come mai questi animali mi piacessero così tanto e sono arrivata a questa conclusione:
Mi ha sempre affascinato la loro natura di essere ermafroditi e di potersi all’occorrenza riprodurre da soli, da piccola quando ne incontravo una ci giocavo spesso e mettevo in atto la “gara di lumache su matita”, una delle mie attività preferite! Divertentissimo! 

Questo è un piccolo sprazzo della mia infanzia e un piccolo pensiero che volevo condividere con voi,

Buona giornata a tutti ed attenzione a non schiacciare le lumache!
Sono così carine!!

martedì 2 novembre 2010

La Chimera





Chimera

Suo padre fu Tifone, il cui corpo gigantesco culminava in cento teste di drago. Giace relegato sotto una delle isole vulcaniche della nostra terra (Ischia o la Sicilia), ancora fremente della rabbia che lo porto' un giorno lontano a sfidare gli dei, a cacciarli dall'Olimpo ed a ferire Zeus.
Sua madre fu Echidna, la vipera, per meta' donna bellissima e per meta' orribile serpente maculato. Viveva in un antro delle terre di Lidia, cibandosi della carne degli sventurati viaggiatori.
Chimera e' solo uno degli esseri mostruosi generati da Tifone ed Echidna. Suoi fratelli furono Cerbero, cane infernale dalle tre teste, la famosa Idra uccisa da Eracle, e Ortro feroce cane a due teste guardiano delle mandrie del gigante Gerione.
Chimera e' la personificazione della Tempesta, la sua voce e' il tuono.
Molte e diverse sono le rappresentazioni iconografiche del mostro leggendario. Probabilmente ad Esiodo (Teogonia) si ispiro' l'artista che la raffiguro' a Cerveteri con tre teste frontali, le cui due laterali di leone e di drago e la centrale di capra. All'Iliade invece sembra ispirato l'artefice della Chimera di Arezzo, leone davanti, capra sul dorso e serpente dietro.

    "Lion la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco ... (Iliade, VI, 223-225 trad.V.Monti)

Il mito di Chimera


Chimera fu allevata dal re Amissodore e per lunghi anni terrorizzo' le coste dell' attuale Turchia, seminando distruzioni e pestilenze. Fu Bellerofonte, eroe da molti ritenuto figlio del dio Poseidone, a fermare le scorribande del mitico mostro. Con l'aiuto di Pegaso Bellerofonte riusci a sconfiggere Chimera con le sue stesse, terribili, armi, infatti "...non c'era freccia o lancia che avrebbe presto potuto ucciderla." 1 Allora Bellerofonte immerse la punta del giavellotto nelle fauci della belva, il fuoco che ne usciva sciolse il piombo che uccise l'animale. Bellerofonte abilmente seppe sconfiggere la creatura facendo si' che la sua forza si ritorcesse contro di lei, come gia' aveva fatto Perseo con Medusa.


Significato di "Khimaira"


Chimera prende il nome dalla caratteristica che la diversifica dai genitori, la testa di capra infatti non trova riscontro ne' in Tifone ne' in Echidna e ne diviene cosi' tratto peculiare. "Infatti Chimera, in greco Khimaira, significa capra"2. E "la capra e' ...il piu' selvatico tra i domestici e il piu' domestico tra gli animali selvatici." Ed e' in quest'ottica che si indicano tre significati simboleggiati da Chimera: il leone e' la forza, il calore e quindi l'estate; il serpente e' la terra, l'oscurita' e quindi l'inverno, la vecchiaia; la capra e' il passaggio, la transizione e quindi autunno e primavera. E sempre in quest'ottica si legge la dedica a Tinia, il mutevole Giove etrusco, iscritta sulla zampa anteriore destra della Chimera. "Non sia da meravigliarsi quindi che al sommo dio degli etruschi, principio cangiante di ogni cosa, venisse dedicata la multiaspetto velocissima Chimera".3 



Note:
1 - F.Fabbroni, "La Chimera", Arezzo, 1998 p.8
2 - F.Fabbroni, "La Chimera", Arezzo, 1998 p.5
3 - F.Fabbroni, "La Chimera", Arezzo, 1998 p.14