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domenica 27 febbraio 2011

L' "impurità rituale" della donna

Nel corso di gran parte della storia, specialmente in Occidente, le donne sono state considerate ritualmente impure.
Secondo la tradizione Ebraica, una donna, durante il flusso mensile, era regolarmente in uno stato di corrompimento rituale .
Simili tabù contro le mestruazioni esistevano anche nelle culture pagane Greche e Romane.
Attraverso la loro sessuofobia, i Padri della Chiesa hanno aggravato la paura della impurità rituale delle donne .

Coloro che guidavano la Chiesa erano atterriti che l'impurità potesse profanare la santità degli edifici sacri, del santuario e soprattutto dell'altare.
In un tale clima, ed in modo via via crescente, tutti gli aspetti relativi al sesso ed alla procreazione vennero considerati come contaminati dal peccato,ed i teologi giunsero alla conclusione che ad una 'creatura impura' come la donna non può essere affidata la cura delle cose sacre a Dio..
Una lunga serie di proibizioni fondate sul presupposto della 'impurità rituale' delle donne è rimasta nel Codice di Diritto Canonico negli ultimi 700 anni.

Sulla base di questo scenario, non dobbiamo sorprenderci se scopriamo che la grande maggioranza dei Padri, dei legislatori canonici, dei teologi e dei capi della Chiesa fossero dell'opinione che ad una persona 'ritualmente impura' non potesse essere affidato il ministero dell'Eucarestia .
Ma è anche chiaro che questo tipo di prevenzione sociale e culturale invalida il loro giudizio sulla opportunità dell'ordinazione delle donne.
La paura Ebraica della contaminazione col sangue mestruale
Il testo chiave del Vecchio Testamento sulla contaminazione nei periodi mensili è il Levitico 15,19-30 che contiene le seguenti prescrizioni:

“La donna che al ricorso mensile ha il suo flusso di sangue, sarà segregata per sette giorni.”

“Chiunque la toccherà sarà impuro sino a sera.”

“E ciò su cui essa abbia dormito o si sia seduta nei giorni di quella sua segregazione, sarà impuro.

Chi toccherà il suo letto si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro sino a sera.
Chiunque toccherà una cosa qualsiasi sulla quale essa si sia seduta, si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro fino a sera.”

“Se un uomo si sarà congiunto con lei nel tempo del suo flusso mensile, sarà impuro per sette giorni, ed ogni letto ove dormirà diverrà impuro.”

“La donna che fuori del ricorso mensile abbia per più giorni perdite di sangue, o alla quale il sangue non cessi dopo il detto ricorso, sarà impura per la durata di tale incomodo, come durante il flusso mensile.”

“Ogni letto ove avrà dormito, come ogni oggetto sul quale si sarà seduta, sarà impuro.
Chiunque la toccherà si laverà le vesti e la persona con acqua, e sarà impuro sino a sera. Se il sangue si fermerà, e cesserà di fluire, essa conterà sette giorni dalla sua guarigione.
Il giorno ottavo, offrirà per sé al sacerdote due tortore o due colombine, all'ingresso del tabernacolo della testimonianza.
Il sacerdote ne sacrificherà uno per il peccato, e l'altro in olocausto; e pregherà innanzi al Signore per lei e per la sua purificazione.”

“Insegnate dunque ai figli d'Israele a guardarsi dall'impurità acciò non muoiano nella loro impurità, dopo aver macchiato il mio tabernacolo che sta in mezzo a loro.”

Queste leggi vennero rese ancora più onerose e complicate dalla tradizione rabbinica che seguì. Le conseguenze per le donne erano:

“Ogni mese, c'erano sette o più giorni duranti i quali erano considerate ritualmente impure.”

“Dovevano purificarsi dopo il parto; dopo la nascita di un figlio la madre rimaneva impura per 40 giorni, se nasceva invece una bambina, la madre era considerata impura per un periodo doppio, 80 giorni” (Levitico 12,1-8).
Il tabù delle mestruazioni nella cultura Greco-Romana
Il tabù contro le donne durante la gravidanza e le mestruazioni erano comuni a molte civiltà antiche nei secoli pre-Cristiani. Non solo le donne erano considerate esseri "impuri" durante questi periodi, ma correvano il pericolo di comunicare ad altri la loro impurità .

“In seguito al contatto con una donna in questo stato, il mosto inacidisce, i semi diventano sterili, gli alberi appassiscono, quelli da frutto si seccano e i loro frutti cadono solo che essa si sieda sotto; ... solo che ne venga guardato uno sciame d'api immediatamente morrà, mentre il bronzo e il ferro immediatamente arrugginiranno ... un cane che ne assaggi il sangue, impazzirà ed il suo morso diventerà velenoso come nella rabbia. Inoltre, il bitume che in certi periodi dell'anno si vede galleggiare sulla superficie del lago di Galilea può essere ridotto in pezzi unicamente mediante un filo che sia stato immerso in detta infetta materia. Un filo da un vestito infetto è sufficiente. Il lino, toccato da una donna durante la bollitura o la lavatura in acqua diventa nero. Così magico è il potere delle donne durante i periodi mestruali che la grandine ed i turbini sono trascinati se il sangue mestruale è esposto ai bagliori dei lampi" da Plinio il Vecchio, Storia Naturale , libro 28, cap. 23, 78-80; libro 7, cap. 65.

"Le viti giovani soffrono irrimediabilmente del contatto con una donna in tale stato, mentre la ruta e l'edera seccano all'istante."

"Le piante perdono il colore, se toccate da una donna che abbia su di sé lo spurgo mestruale."
I Padri Latini ed il tabù delle mestruazioni
Durante i primi cinque secoli dell'era Cristiana, la Chiesa di lingua Greca e Siriaca protesse le donne dagli effetti peggiori del tabù delle mestruazioni. Nel 3° secolo la Didascalia spiega che le donne non sono impure durante questi periodi, che non hanno bisogno di abluzioni rituali e che i loro mariti non dovrebbero abbandonarle. Le Costituzioni Apostoliche hanno ripetuto questo messaggio rassicurante. Nel 601, Papa Gregorio I accolse questa visione. Le donne mestruate non dovrebbero essere tenute fuori dalla chiesa e allontanate dalla comunione. Ma questo messaggio veramente cristiano fu sfortunatamente travolto da un intensificato pregiudizio nei secoli successivi.

Furono i Padri Latini che reintrodussero un'isterìa sessuofobica nella morale Cristiana. Cominciò Tertulliano (155-245) quando dichiarò che anche il matrimonio legale ‘è contaminato dalla concupiscenza’. San Gerolamo (347-419 ) continuò su questa linea di pensiero , insegnando che la corruzione intacca tutti gli aspetti dei rapporti sessuali, anche nel matrimonio legittimo. Il matrimonio, con tutta la sporcizia del sesso, sarebbe venuto solo dopo la caduta di Eva. Nessuna meraviglia dunque se San Gerolamo ritenga che 'il fluido mestruale' renda le donne impure.

Diventando uomo, Gesù tollerò le “rivoltanti condizioni” dell'utero.
Astenendosi dal sesso una donna può diventare come “un uomo”.
Una donna sposata è santa solo se vive come una vergine.
La verginità è l'originale e pura condizione umana; il matrimonio venne con il peccato.

Sant' Agostino (354-430) non fu da meno. ‘Il piacere’ durante i rapporti viene associato alla concupiscenza , conseguenza del peccato. Nel matrimonio, il sesso è peccato, anche se 'veniale'. Il 'piacere' dei rapporti è, nei fatti, il mezzo attraverso il quale si è manifestato il peccato originale. Perciò il seme umano è corrotto. Anche a lui era chiaro che una donna mestruata non avrebbe mai potuto servire all'altare come sacerdote.

I rapporti sessuali nel matrimonio sono permessi solo a causa della debolezza umana , o per generare figli.
Se Adamo ed Eva non avessero peccato, Dio avrebbe creato i loro figli senza bisogno dei rapporti sessuali.
I rapporti sessuali che intercorrono nel matrimonio senza generare figli sono un peccato veniale.
Gesù non è nato da un rapporto sessuale, cioè dal 'peccato della carne'.
La vergogna dei rapporti prova la sua origine dal peccato.
La concupiscenza, anche in un buon matrimonio, passa attraverso il peccato originale.
Il piacere carnale nel matrimonio è conseguenza del peccato originale.
A causa del peccato originale il seme umano è corrotto.
Il desiderio negli organi sessuali è segno della concupiscenza causata dal peccato.
Il piacere nel matrimonio è una malattia.
Un buon Cristiano evita ogni unione con la moglie ed i rapporti sessuali.
La coppia Cristiana perfetta vive come fratello e sorella.
‘Il piacere’ durante i rapporti è veicolo del peccato originale.

La prassi nella Chiesa nei secoli successivi
Già nel 241 Dionisio, Arcivescovo di Alessandria, scriveva: “le donne mestruate non devono venire all'altare, o toccare il Santo dei Santi, né venire in chiesa, ma pregare altrove.” Queste erano voci rare nella Chiesa d'oriente, dove le diaconesse servivano in tutte le diocesi.
Il vero problema però fu in Occidente, nelle diocesi di lingua Latina, l' Africa del Nord, l' Italia, la Francia e la Britannia.
Il Concilio di Cartagine (concilio locale) nel Nord Africa (nel 345) introdusse severe regole di astinenza per i vescovi, i sacerdoti ed i diaconi.
I Concili locali in Francia: Orange (441) ed Epaon (517), decretarono che nella loro regione nessuna donna venisse ordinata diacono. L'ovvia ragione era la paura che le donne mestruate profanassero la chiesa.
Papa Gelasio I (494) protestò per il fatto che le donne servissero all'altare.
Il Sinodo diocesano di Auxerre (588) decretò che le donne dovessero coprirsi le mani con un panno nel momento di ricevere la comunione.
Il Sinodo di Rouen (650) proibì che i sacerdoti porgessero il calice nelle mani delle donne o che li aiutassero nella distribuzione della comunione.
Il vescovo Timoteo di Alessandria (680) stabilì che le coppie si astenessero dai rapporti il sabato e la domenica ed il giorno prima di ricevere la comunione. Stabilì inoltre che le donne mestruate non ricevessero la comunione, non potessero ricevere il battesimo o visitare la Chiesa nel giorno di Pasqua.
Il vescovo Teodoro di Canterbury (690), ignorando la lettera di Papa Gregorio al suo predecessore, proibì che le donne mestruate visitassero la chiesa o ricevessero la santa comunione. Le madri rimanevano impure per quaranta giorni dopo aver dato la vita.
Il vescovo Teodolfo di Orléans (820) proibì alle donne di entrare nel santuario. Inoltre: “Le donne dovrebbero ricordare la loro debolezza, e l'inferiorità del loro sesso: e perciò dovrebbero aver paura di toccare qualsiasi cosa sacra che sia nel ministero della Chiesa.”

I teologi Scolastici e l' impurità rituale delle donne
La retorica contro la presunta impurità rituale delle donne venne proseguita dai teologi del Medioevo.

“Alle donne non è permesso visitare la chiesa durante le mestruazioni o dopo la nascita di un figlio. Perché la donna è un animale mestruato. Attraverso il contatto col suo sangue i frutti non matureranno. Il mosto degenera, l'erba si secca e gli alberi perdono i loro frutti anzi tempo. Il ferro arrugginisce e l'aria diventa scura. Quando i cani lo assaggiano, diventano rabbiosi.” Paucapalea, Summa, Dist. 5, p. § 1 v.

Una donna non può distribuire la comunione agli infermi e deve rimanere fuori dalla chiesa dopo il parto. Ecco le ragioni: “Quel sangue è così esecrabile ed impuro che, come ha scritto Giulio Solinus nel libro 'i miracoli del mondo', al suo contatto i frutti non maturano, le piante seccano, l'erba muore, gli alberi perdono i loro frutti, l'aria diventa scura, i cani diventano rabbiosi ... Ed i rapporti al tempo del periodo mestruale diventano molto rischiosi. Non solo a causa dell'impurità del sangue devono essere evitati i contatti con una donna mestruata: da tali rapporti vengono generati feti alterati.” Rufinus, Summa Decretorum, passim.

Le donne non possono toccare alcun oggetto sacro. La nascita di un bambino porta con sé una duplice maledizione: “C'erano due comandamenti nella Legge (il Vecchio Testamento), il primo relativo alla madre che dà la nascita, il secondo a colui che nasce. Riguardo alla madre, se dava alla luce un figlio maschio, essa doveva guardarsi dall'entrare nel Tempio per quaranta giorni come una persona impura: perchè il feto, concepito nell'impurità, pare che rimanga informe per quaranta giorni. Ma se nasce una femmina, lo spazio di tempo veniva raddoppiato, per il sangue mestruale, che accompagna la nascita, considerato particolarmente impuro perchè al suo contatto, come afferma Solinus, i frutti e le erbe appassiscono. Ma perchè il tempo per una bambina femmina è stato raddoppiato? Questa è la soluzione: perchè una duplice maledizione grava sulla donna. Perchè su di lei grava la maledizione di Adamo e per la punizione 'tu partorirai con dolore'. O, forse, perché, come la scienza medica rivela, durante il concepimento le figlie femmine restano informi per un tempo doppio rispetto ai maschi.” Sicardo di Cremona, Mitrale V, cap. 11.

Il pregiudizio relativo 'all'impurità rituale' delle donne ha determinato una lunga serie di proibizioni nella Legge Ecclesiastica.
La presunta 'impurità rituale' delle donne entrò nella Legge Ecclesiastica specialmente attraverso il Decretum Gratiani (1140), che divenne legge ufficiale della Chiesa nel 1234, come parte vitale del Corpus Iuris Canonici che restò in vigore fino al 1916.

Una donna non può distribuire la comunione.
Una donna non può insegnare.
Una donna non può insegnare o battezzare.
Una donna non può toccare gli oggetti sacri.
Una donna non può toccare o indossare paramenti sacri.

Le proibizioni rituali contro le donne nel Corpus Iuris Canonici (composto da collezioni normative formatesi tra i secc. XIII e XV e "ufficializzate" col concilio di Trento nel sec. XVI e poi, nel sec. XX, dal Codice di diritto canonico Codex iuris canonici del 1917) possono essere evidenziate con altri esempi :

Una donna non può essere ordinata.
Una donna non può,in circostanze normali , battezzare.
Una donna non può toccare il corporale.
Una donna non può ricevere la comunione durante i periodi mestruali.
Una donna può ricevere la comunione nelle mani solo se le mani sono coperte da una tovaglia o sulla lingua.
Una donna deve essere velata quando riceve la comunione.
Una donna non può cantare in Chiesa.

La proibizione per le donne di 'cantare in chiesa' venne ripetuta più volte dalla Sacra Congregazione per la Liturgia . 'Le ragazze o le donne non possono essere membri di nessun coro' (decreto 17 settembre.1897). “Le donne non possono essere parte del coro. Cori di donne separati sono assolutamente vietati, eccetto che per particolari motivi e con l'autorizzazione del vescovo” (decreto 22 novembre 1907). “Qualunque tipo di coro misto di uomini e donne , anche se stanno in piedi lontano dall'altare, è totalmente vietato” (decreto 18 dicembre 1908).

Il Codice di Diritto Canonico, promulgato nel 1917, contiene i seguenti canoni fondati sul presupposto della impurità rituale delle donne:

Le donne devono essere scelte per ultime per somministrare il battesimo.
Le donne non possono distribuire la santa comunione.
Le ragazze o le donne non sono ammesse a servire la Messa all'altare.
Solo gli uomini possono essere ordinati agli Ordini Sacri.
Le donne devono avere la testa velata in chiesa.
Le sacre vesti devono essere lavate da un uomo, prima che possa toccarle una donna.
Le donne non possono predicare in chiesa.
Le donne non possono leggere le Sacre Scritture in chiesa.

L'inversione nel 1983 (?)
Il nuovo Codice di Diritto Canonico (1983) segna molti miglioramenti nello 'status' delle donne nella Chiesa. Sebbene esso mantenga la proibizione contro l'ordinazione delle donne, e riserva anche il lettorato ed il ministero di acolito ai soli uomini, ha finalmente invertito la posizione della Chiesa per affermare che le donne, 'per delega temporanea', possono compiere questi ministeri in Chiesa.

Le donne possono essere lettori delle Sacre Scritture durante le funzioni liturgiche;
Servire messa;
Commentatori durante l'Eucarestia;
Predicatori della Parola;
Cantori e cantanti, sia come solisti che come membri del coro;
Dirigenti dei servizi liturgici;
Ministri del battesimo:
Possono distribuire la comunione.

Attraverso queste modifiche della Legge Ecclesiastica e della prassi, la Chiesa ufficiale ha finalmente riconosciuto, con alcune eccezioni, che il suo pregiudizio contro le donne basato sulla 'impurità rituale' era infondato. Perché le gerarchie della Chiesa non giungono all'ovvia conclusione che il divieto dell'ordinazione delle donne, fondato su questo ed altri pregiudizi, è totalmente nullo?

Nel passato molti Padri, legislatori canonici, teologi e Capi della Chiesa erano dell'opinione che le donne non potessero essere ordinate sacerdoti perché i loro periodi mestruali le rendevano 'ritualmente impure'.
Se alle donne non era permesso avvicinarsi all'altare, toccare i paramenti dell'altare o i sacri calici ,se non potevano entrare in una chiesa durante le mestruazioni o dopo il parto, e così via, come si poteva immaginare che le donne potessero presiedere all'Eucaristia sull'altare?
E' innegabile, perciò, che la loro opposizione al sacerdozio femminile si giustificava, in larga misura, col pregiudizio che le donne rappresentassero un rischio rituale.
E' chiaro anche questa prevenzione sociale e culturale ha invalidato il loro giudizio sull'opportunità dell'ordinazione delle donne.




Ho voluto riportarvi questo articolo per mettere a conoscenza tutti voi dell' infondatezza delle credenze dell' "impurità rituale" della donna durante il ciclo mestruale...

mercoledì 16 febbraio 2011

Starseeds , l'era degli extra-bambini

Ho deciso di includere questo post poichè girando sulla rete mi sono imbattuta nell'argomento dei nuovi tipi di bambini - i bambini indaco, i bambini cristallo, i bambini arcobaleno e gli starseeds - ed o deciso di farli conoscere anche a voi.
Iniziamo dagli Starseeds (o semi stellari):

(...) Non tutti quelli sulla terra provengono dalla terra. Ci sono quelli che sono qui da altri pianeti e civilizzazioni di questo o altri universi. E sebbene abbiano un corpo umano, in realtà molti hanno forme che non sono umane.
Molti starseed sentono che ciò è vero, ma non hanno informazioni disponibili per confermarlo. Molti sono attratti da animali od altre forme di vita sulla terra che, infatti, assomigliano molto alla loro vera forma. Per esempio, alcuni sono molto attratti dai delfini e c’è una razza di Esseri chiamati Nommos con tali sembianze, che vive su un pianeta del sistema stellare di Sirio.


Ci sono altri fattori che indicano un’identità da starseed. Ecco una lista di alcuni di questi:

1. Essi hanno un intenso senso di solitudine.
2. Si sentono come se non facessero parte della loro famiglia terrestre.
3. Sono affascinati dalle stelle e sentono che la loro casa è la fuori, ma non riescono a ricordare dove.
4. Cominciano a mettere in dubbio le usanze della terra in giovane età.
5. Sono attratti dalla ricerca metafisica delle risposte sul perché si sentono così soli e sul perché non sembrano sentirsi a proprio agio sulla terra.
6. Molti hanno una relazione conflittuale con il genitore del sesso opposto.
7. La maggioranza degli starseed ha i tratti del viso della propria madre, ma il resto del corpo è come quello del padre o viceversa, dipende da quale genitore è quello vero, quello da fuori il pianeta. Ciò è fatto per una ragione.
8. La maggioranza degli starseed è portatore dei Geni Cristallini per la Ricodifica/Ascensione del DNA. I geni cristallini li rendono capaci di canalizzare ed avere facilmente accesso ad altre dimensioni così come ricodificare il proprio DNA.
9. Possiedono una temperatura corporea più bassa del normale e hanno l’incapacità di gestire il calore.


Gli starseed hanno almeno un genitore che non è sulla terra. In altre parole hanno un genitore che è il loro vero ed un altro che è un surrogato. Il loro surrogato di solito è il padre terrestre, ma non sempre. A volte è la madre. E nel caso che ciò vi riguardi, c’è sempre un contratto stabilito tra i genitori terrestri e il vero genitore, prima della nascita dello starseed, che stabilisce che il genitore terrestre farà le veci di quello reale, amando e proteggendo il bambino. Molte volte i genitori terrestri sono starseed a loro volta.
Il bambino starseed assomiglia maggiormente al genitore surrogato per assicurare che sia accettato dai genitori alla nascita. Nella maggioranza dei casi il vero padre/madre non ha origini umane. Lo starseed è qui sulla terra in rappresentanza della sua civilizzazione. Il loro proposito è creare dei modelli che possano essere utilizzati dai membri dei loro mondi di origine per superare alcuni problemi sociali che impediscono la loro evoluzione spirituale come anima di gruppo. (...)


A voi crederci oppure no...




Tratto da LiberaMenteServo

sabato 29 gennaio 2011

I Giorni della Merla

Ed eccoci arrivati nei cosiddetti Giorni della Merla.. 
Differenti sono le leggende su questi giorni, che variano da regione a regione ma anche da provincia a provincia, ma tutti concordano sul fatto che siano i tre giorni più freddi dell'anno..

Ma perchè proprio Giorni della Merla? 
Tutte le leggende parlano di una Merla che per ripararsi dal freddo si ripara al caldo di un camino, ecco perchè si chiamano così.. vi riposto ora la versione milanese della storia, la mia preferita:

"Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, 30 e 31, capitò a Milano un inverno molto rigido. La neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. I protagonisti di questa storia sono un merlo, una merla e i loro tre figlioletti.....
Erano venuti in città sul finire dell'estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo situato in Porta Nuova. Poi, per l'inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell'anno era particolarmente abbondante.Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di becchime per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni. La neve copriva ogni briciola. Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia. Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore.Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il capofamiglia si era scurito a contatto con la fuliggine.Da allora i merli nacquero tutti neri; i merli bianchi diventarono un'eccezione di favola."

Questa è la versione "più dolce e romantica", almeno secondo il mio parere.
Vi riporto inoltre per ragioni di completezza le altre versioni:

Seconda versione:

I tre giorni della merla sono una tradizione che viene da lontano e che vuole che siano i tre giorni più freddi dell'inverno.
Tanto freddi che una merla, che allora aveva le piume bianche, intirizzita, ma al tempo stesso preoccupata per i suoi figlioletti, non trovò di meglio che andare a posarsi su un camino. Ci stette tre giorni, perché il gelo impediva persino di volare. Poi arrivò fortunatamente febbraio. Pallido fin che si vuole ma il sole riuscì a ridare vita e speranza. Merla e figlioletti poterono stirarsi, riaprire le ali e volare. I tre giorni sul camino però avevano prodotto una profonda trasformazione nel piumaggio, divenuto nero per la fuliggine, nero senza rimedio.
Da allora i merli nacquero tutti neri.

Terza versione:

Una volta i merli erano bianchi.
Un giorno per il troppo freddo uno entrò in un camino per scaldarsi e ne uscì dopo tre giorni tutto nero per la fuliggine. Due merli dalle candide piume, maschio e femmina , si ripararono per il freddo in un camino. Non avendo nulla da mangiare il maschio decise di uscire per cercare qualcosa. Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla. La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.

Quarta versione:

Il merlo e la merla si sposano alla fine di gennaio, al paese della sposa, oltre il Po. Dovrebbero riattraversarlo per tornare nella loro casa, ma si è fatto tardi e si fermano per due giorni presso dei parenti. La temperatura si abbassa molto. Merlo è costretto ad attraversare il Po ghiacciato, ma muore. Merla piange ed il suo lamento si sente ancora lungo il Po, nelle notti di fine gennaio.

Quinta versione:

Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell'inverno.
Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino.
Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.



Felici e freddi giorni della Merla a tutti!

venerdì 21 gennaio 2011

Il corpo luminoso ed alcune considerazioni sulla morte

Secondo tutte le religioni il corpo fisico convive con un’energia spirituale, questo nella religione pagana viene chiamato corpo luminoso. L'esistenza di questo corpo nasce dalle teologie delle grandi religioni come la Egizia, l'Assiro-Babilonese, l'Induista, lo Jainismo ed il grande sciamanesimo fondamento della conoscenza religiosa dai primordi fino ad oggi.
Gli induisti già 5000 anni fa lo chiamavano Corpo Diamante-Folgore mentre gli alchimisti lo chiamano Corpo di Gloria, viene chiamato anche Aura nelle filosofie orientale e nel cristianesimo, infatti è facile vedere un'aura dipinta intorno agli Angeli, a Cristo e alla Sacra Famiglia. E’ inoltre associato al concetto di anima, naturalmente privata di ogni riferimento al peccato, ma inteso come energia divina che permette la vita dell’individuo.
La sapienza antica rivela che il nostro organismo emana energia e che una persona o un essere dopo la sua morte lascia un'impronta indelebile di questa.
A causa di un recente lutto ho fatto alcune riflessioni sulle energie che governano la vita e la sua fine e sono arrivata alle conclusioni che vorrei esporvi:
La morte non deve spaventare perché è nostra sorella, lei nasce cresce e cessa di essere con noi, è sorella e compagna della vita. È una parte essenziale per l’esistenza perché senza morte non ci sarebbe vita.
Per il pensiero del cosa c’è dopo, le energie che conteniamo e che ci permettono di vivere non possono perdersi nel nulla, sparire per sempre, lo afferma anche il primo principio della termodinamica, l’energia non si crea né si distrugge, si trasforma, ed è proprio questo che penso che faccia, si riorganizza in altre forme per dare vita a nuovi essere viventi o nutrire in parte quelli già in vita.
Questo potrebbe spiegare diversi fenomeni come i cosiddetti poltergeist, il fenomeno della reincarnazione, le percezioni di spettri e fantasmi ed altri fenomeni simili, ma non voglio dilungarmi su questo argomento.
Ho sempre considerato gli animali molto più spirituali delle persone e sono convinta che abbiano perfettamente chiaro questo concetto.
Quando un animale è in punto di morte e se ne rende conto, non combatte per un involucro fisico vuoto che ormai non lo rappresenta e non lo vuole più, si mette in disparte ed aspetta che le sue energie vitali fluiscano fuori e che si concentrino da un’altra parte.
La maggior parte degli uomini (soprattutto fedeli alle grandi religioni monoteiste) invece non riesce ad affrontare così serenamente questo stato di passaggio e di mutazione, è pervaso dalla paura, dalle domande poiché queste religioni proiettano la vita nell’ignoto della morte sin dalla nascita. In queste religioni si vive per morire, non si vive per vivere. La morte viene vista con paura anche perché il dio non è buono e misericordioso ma iracondo e giudice che punisce i cattivi e premia gli umili ed i buoni.
Io non condivido questa visione, non vedo possibile il ristagno per l’eternità di milioni di anime in un luogo dello spazio-tempo indefinito, così ci sarebbe solo dissipamento di queste energie e non conservazione.


Aggiungo anche questa canzone, molto sottovalutata che chiama la morte sorella:




Questi sono i miei pensieri e le mie considerazioni sulla morte, buona lettura.



lunedì 3 gennaio 2011

I sentimenti degli animali


Questo post è una raccolta di 3 articoli trovati sulla rete a proposito dei sentimenti dei nostri amici a quattro zampe e delle loro speciali capacità, con qualche frase e suggerimento in più.
Spero vi possano interessare:

E’ confermato, i cani sentono le emozioni degli uomini

Passano gli anni e poi i secoli, ma gli antichi detti, la famosa saggezza popolare non si sbaglia mai e, alla fine, persino studi approfonditi lo dimostrano. Da sempre, infatti, si ritiene che i cani siano i migliori amici dell’uomo, confidenti silenziosi che possono comprenderne sensazioni ed emozioni e, a quanto pare, adesso ne arriva anche la certezza. La specie canina, infatti, sarebbe in grado di riconoscere una persona felice da una triste e distinguere il riso dal pianto, prima a livello profondo e poi anche a livello visivo. Lo conferma un gruppo di scienziati neozelandesi, che ha portato a termine una ricerca grazie al fondamentale apporto di un docente dell’Università dell’Otago.
Secondo i risultati ottenuti, quindi, non ci sarebbero dubbi: loro riuscirebbero a capirci forse meglio di un altro essere umano. Le prove sono state eseguite, facendo ascoltare ai cani, immagini registrate di neonati che ridono, piangono o farfugliano e, aggiungendo delle istruzioni verbali con espressioni cordiali o severe, si otteneva una diversa reazione degli amici a quattro zampe.
Tra l’altro anche i gatti sarebbero in grado di comprendere molti sentimenti e sensazioni provati da altri esseri viventi, nelle scorse settimane, infatti, altre ricerche hanno portato gli esperti alla conclusione che riescono a capire quando una persona sta veramente male e sta per morire, ben prima di medici ed infermieri. A tal proposito, sarebbero persino bravi ad assumere un atteggiamento triste ma consolatorio, quasi di comprensione. Vi consiglio su questo argomento il libro "Le fusa di Oscar. Certi gatti hanno poteri straordinari" di Dosa Devid che parla di un gatto, appunto Oscar, che è in grado di annunciare la morte dei pazienti della clinica dove vive e consola i malati ed i familiari con le proprie fusa, da una storia vera.
L’intelligenza animale è ancora dunque troppo sottovalutata e, chissà quanto ancora gli uomini che si credono superiori, ma a volte mancano di attenzioni e sensibilità, avranno da scoprire su questi piccoli amici sempre presenti nella loro vita. Un rapporto speciale, soprattutto quello con cani e gatti che, infatti, sono “adottati” dalla gran parte delle famiglie e, in molti casi, diventano in tutto e per tutto parte integrante del gruppo.



Gli animali sentono le emozioni del padrone

Che gli animali e, soprattutto, gli amici a quattro zampe, siano in grado di possedere una sensibilità molto forte e totalmente differente da quella umana, è ormai un dato di fatto da parecchio tempo. Cani e gatti, da sempre, più vicini alle persone e abituati a vivere in casa, capiscono immediatamente se nel nucleo familiare qualcuno è triste o è felice, se soffre o si sente smarrito e sono in grado di immedesimarsi perfettamente. Riesce perfino a commuovere la loro vicinanza e l’affetto che sono in grado di dare a chi non è al massimo delle proprie energie e, per tal motivo, sono davvero dei compagni super fedeli.
Allo stesso modo, non di rado riflettono i problemi emozionali e fisici di tutta la famiglia, acquisendone persino atteggiamenti e abitudini. Qualche volta, infatti, quando si osserva un pet e chi lo accudisce, si ha l’impressione che siano simili. Studia americani recenti, hanno portato all’attenzione della scienza diversi casi peculiari, come quello di un uomo che soffriva di problemi alla cartilagine delle ginocchia e, poco tempo dopo, il disturbo ha iniziato a colpire pure il suo cane. E’ pure capitato che, un animale a quattro zampe, nonostante le cure e tutte le attenzioni del caso, non si riprenda mai del tutto, se non guarisce il padrone, proprio per via della sua grande sensibilità verso le sensazioni di chi lo cura e lo coccola. Gli uomini non sono così profondi, possono rimanere tristi in un angolo se il proprio cane sta male, ma non assimilano le sensazioni del pet fino a provare gli stessi sintomi.
Ci sono state addirittura volte in cui un veterinario si è accorto che un animale presentava un problema e, solo per caso, successivamente, ad una normale visita di controllo, anche il padrone presentava il medesimo disagio. Per questo si fa sempre più strada la possibilità che, quando non ci si trova di fronte a disturbi di una certa rilevanza, possano essere trattati insieme con rimedi naturali non invasivi ma in grado di ristabilire piano piano la situazione.



Ma i cani ridono?

Tutti i cani ridono, 
vale a dire che la loro faccia assume un'espressione serena e rilassata,
 con le orecchie abbassate, gli occhi socchiusi, 
le labbra morbide e semiaperte ed il mento in alto. 
Questo è il sorriso di un cane.
Elisabeth Marshall Thomas

Sappiamo con certezza e siamo in grado di riconoscere quando i nostri cani sono felici, tristi o spaventati. Riguardo al ridere, invece, l’argomento è ancora piuttosto dibattuto. E lo è da molti anni ormai. Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione, affrontò la questione nel suo libro “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali”, pubblicato nel 1872.
Nel testo darwiniano si osserva che il labbro superiore durante l’atto del sorriso nel cane appare ritratto, come se stesse ringhiando, di modo che i canini siano esposti, benché l’aspetto generale dell’animale mostri chiaramente che in quel momento non è affatto arrabbiato.
In molti ricollegano questa sorta di ringhio pacifico ad un sorriso, ma lo stesso Darwin affermò che non esisteva nessuna sicurezza a riguardo tale da poter affermare che, anche i cani, come noi, ridono.
C’è sempre il rischio di antropomorfizzare le emozioni degli animali, affibbiando ai nostri "quattrozampe" caratteristiche umane. Per esempio, e di questo ne abbiamo già parlato, è un errore presumere che l’aria colpevole del nostro cane sia dovuta a qualche misfatto, come aver rovesciato e rotto un vaso o fatto qualche altro disastro. Quando lo osserviamo con quegli occhioni spalancati e timorosi pensiamo subito che ne abbia fatta una delle sue e ci stia nascondendo qualcosa, dimenticando sempre che il senso di colpa non appartiene al cane più di quanto la fedeltà non appartenga all’uomo.
In realtà il cane si comporta così quando vede che noi siamo nervosi ed arrabbiati e la sua reazione furtiva altro non è che un rifuggire dalle nostra ira, dopo aver percepito tensione.
Tornando alla risata, abbandoniamo Darwin per uno studio molto più recente, effettuato da un ricercatore del Nevada, che è convinto di poter dimostrare che i cani intenti nel gioco ridono in qualche modo. I suoi risultati sono stati presentati la scorsa estate nel corso di un meeting dell’Animal Behavior Society. Patricia Simonet, questo il nome della ricercatrice, insieme ad un team di suoi colleghi, ha registrato i suoni emessi da un campione di cani mentre giocavano al parco, utilizzando microfoni parabolici per sentire anche a distanza.
Le registrazioni dei respiri trafelati del cane intento al gioco sono state poi analizzate e riascoltate, osservando che, quando recuperava una pallina, ad esempio, ed era eccitato dal gioco, l’ansimo era diverso dal semplice respiro trafilato ed affaticato. Sfumature che, per i ricercatori, possono voler dire che il cane sorrida attraverso un respiro 
diverso.