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martedì 14 febbraio 2012

Be My Valentine!


Per tutti gli amanti una dolce poesia d'amore di Jaques Prévert,
Les Enfant qui s'aiment

Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage, leur mépris, leurs rires et leur envie
Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amour.



Traduzione:

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.


Ed una canzone molto carina di una catautrice italiana che si chiama Sistiana, ecco qui il video:




giovedì 9 febbraio 2012

S. Antonio, quel che rimane del mito del Dio Lug e del suo Cinghiale


La leggenda narra che il beato Antonio si trovava un giorno nei pressi della città di Barcellona, di fronte alle porte del palazzo del proposito regio. “Una scrofa, trattenendolo con le fauci”, narra Aymar Falcoz, “trascinò” un porcellino zoppo e malato che aveva appena partorito. Lo depose dinanzi ai piedi del santo con lamenti e grugniti quasi a chiedere, come poteva, aiuto e guarigione. Mentre tutti erano presenti a quanto avveniva e se ne meravigliarono, il sant’uomo di dio immediatamente operò la guarigione. Per tale miracolo fu da tutti riconosciuto e fu accompagnato presso il re gravemente ammalato cui, con l’aiuto di dio, restituì la salute. Perciò gli abitanti di quella regione intesero rappresentare per immagine il ricordo dell’impresa di quel santo padre e aggiunsero ai piedi di questi un maiale.
Questa è soltanto una delle tante versioni della leggenda, un’altra, ad esempio, narra che il maialino lo seguì per tutta la vita diventando il suo inseparabile compagno. In seguito gli si attribuì il patronato sui maiali e per estensione a tutti gli animali domestici.
                                                      
Sant’Antonio Abate è realmente vissuto in Egitto tra il 250 e il 356, (come ci dimostra anche  la sua lettera autentica, che ci è pervenuta, indirizzata all’abate Teodoro e ai suoi monaci), e pare sia morto effettivamente il 17 gennaio, e questo spiegherebbe la sua collocazione calendariale.


Così Sant’Antonio ha assunto a poco a poco le funzioni di divinità pagane. È sempre successo che i convertiti trasferissero, all’interno della nuova fede, usanze e riti della precedente, per non perdere la loro l’identità.

Infatti ancor oggi il 17 gennaio si benedicono gli animali domestici sul sagrato delle chiese dedicate al santo.
Si offrivano i prodotti della terra al sacerdote che a sua volta distribuiva immagini di sant’Antonio da appendersi come amuleti nelle stalle.
Sant’Antonio è considerato anche il guaritore dell’herpes zoster, ovvero il così detto “Fuoco di Sant’Antonio”. Gli agiografi cristiani collegano a questa funzione l’usanza di incendiare, nella notte che precede la festa, grandi cataste di legna, dette “falò di sant’Antonio”, le cui ceneri sono considerate amuleti. In questo contesto il fuoco ha una funzione purificatrice, brucia ciò che resta del vecchio anno, compresi i mali e le malattie.
Ma la spiegazione popolare è un’altra, legata alla leggenda: Sant’Antonio sarebbe il padrone del fuoco, compresa quella sensazione di bruciore dell’herpes zoster, e addirittura avrebbe funzione di custode dell’inferno: ingannerebbe i diavoli sottraendo loro alcune anime non meritevoli delle fiamme eterne.
Narra una leggenda del Nuorese che una volta nel mondo non c’era fuoco e si soffriva il freddo. Alcuni uomini chiesero aiuto a Antonio, che viveva nel deserto della Tebaide, affinché gli procurasse del fuoco. L’eremita andò a bussare, con il suo maialino, alle porte dell’inferno. Quando i diavoli lo videro si spaventarono perché conoscevano i suoi poteri, e lo respinsero ma mentre stavano per chiudere la porta, entrò il maialino, che si mise a scorrazzare sconvolgendo la vita dei diavoli. Per risolvere il problema, pregarono sant’Antonio affinché ritornasse all’inferno per riprendersi la bestiaccia. Il santo scese nel regno dei diavoli con l’inseparabile bastone a forma di Tau. Durante la risalita, fece prendere fuoco al bastone, e così appena giunto sulla terra poté accendere una catasta di legna per gli uomini e donargli così il fuoco. Da allora il fuoco ha riscaldato l’umanità.
Sant’Antonio è un santo con moltepilci aspetti ed è ancora molto caro a tutti i fedeli cristiani come protettore degli animali, custode dell’inferno, portatore del fuoco (ovvero della vita agli uomini).

Maestro dell'osservanza, S. Antonio Abate,
1425, Musèe du Louvre, Parigi
Tutte queste storie, collegate ai santi dei primi secoli, celano un nucleo precristiano.
Si è tuttavia osservato che il maialino in origine era un cinghiale, in un quadro custodito alla National Gallery di Londra, il Pisanello raffigurò l’eremita con un cinghiale.
Il cinghiale era l’attributo di un dio celtico rappresentato come un giovane che porta in braccio l’animale. Secondo Margarethe Riemschneider1, studiosa tedesca, questo dio-cinghiale era il simbolo di Lug, rappresentato anche come dio-cervo e dio del gioco. 

La Madonna tra Sant'Antonio Abate e San Giorgio,
Pisanello, 1445, National Gallery, Londra

Lug era colui che risorgeva assicurando la resurrezione dell’uomo e, ogni anno, il ritorno della primavera, della “luce”: dunque garante di fecondità e di nuova vita. Era figlio della Grande Madre celtica cui erano consacrati i cinghiali e i maiali, come alla romana Cerere.

I celti lo onoravano al punto di mettere una statuetta di cinghiale sull’elmo e di raffigurarli sugli stendardi. Spalmavano addirittura sui capelli, che portavano corti, una densa poltiglia di gesso perché diventassero rigidi e assomigliassero alla cotenna dell’animale, come testimonia il Galata morente del Museo Capitolino a Roma.
In molte leggende dell’area celtica si narrava la caccia al cinghiale immortale attuata per impadronirsi di un pettine e di una forbice posti fra le sue orecchie: allegoria della comunione, in forma di cosmesi, con il dio Lug, simboleggiata appunto dai capelli impomatati come setole. Gli stessi sacerdoti druidi erano chiamati “Grandi Cinghiali Bianchi”. Anche nel Medioevo  il cinghiale restava a tutti gli effetti un animale divino, correva voce infatti che tutti i re della stirpe merovingia avessero la spina dorsale coperta di setole al pari dei cinghiali, e Teofane2  riferisce che avevano il soprannome di “schiena-pelosa” o di “setolosi”.


Dio Lug rappresentato
con il cinghiale
Cinghiali da elmo celtici
I Celti convertiti hanno probabilmente trasferito gli attributi di Lug su sant’Antonio, le cui reliquie furono portate dai crociati nella città di Arles, proprio nelle loro terre, in Francia.
In seguito il cinghiale fu ingentilito e sostituito con il maialino, per estirpare il ricordo dell’antica religione precristiana. Giustificarono il maialino con due leggende: la prima narra che il maialino era il diavolo sconfitto dall’eremita e costretto a seguirlo sottomesso, la seconda è quella citata all’inizio del post.

Inoltre la campanella antoniana, che il santo porta con sé nell’iconografia tradizionale è il simbolo della morte e della resurrezione, anticamente simbolo del ventre materno, connessa alla Grande Madre.
S. Antonio raffigurato con la celebre
campanella della resurrezione
Lug, dio della morte e della resurrezione, regnava sugli inferi con questa funzione; nel processo di cristianizzazione, sant’Antonio assunse anche quella di custode dell’inferno, divenne perciò colui che poteva salvare le anime destinate alla dannazione, e quindi “padrone del fuoco”.

Solo seguendo questo itinerario sotterraneo fra religiosità pagana e cristianità medioevale si può spiegare l’enorme e, a prima vista, incomprensibile popolarità in occidente dell’anacoreta egiziano e della sua festa in cui, si portano a benedire gli animali domestici per scongiurarne le malattie e favorirne la fecondità.
In questa cerimonia l’eco delle lustrazioni antiche è chiaramente percepibile, di conseguenza la memoria dell’eremita svanisce in una fusione di riti, alcuni romani, altri di origine celtica, che hanno la funzione di favorire l’avvento della primavera.
                                                                        




Note:

Margarethe Riemschneider: studiosa tedesca della cultura celtica in Europa

Teofane: detto Confessore o Isauro (Costantinopoli, 758 – Samotracia 817 o 818) è stato uno storico bizantino.





Riferimenti bibliografici:

Alfredo Cattabiani - Calendario: le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno


Fonte: http://www.cavernacosmica.com/i-misteri-di-s-antonio/


lunedì 22 agosto 2011

Vestito medievale filologicamente corretto



Ho deciso di fare questo post per togliere diversi dubbi sugli abiti per le rievocazioni medievali filologicamente corretti poiché quest’anno ho deciso di farmi il mio vestito personale ed è stato un vero e proprio macello.

Svolgerò il post per punti così da farlo risultare più chiaro anche alla consultazione:
(Il periodo a cui mi riferisco è dal 1100 al 1300 circa, età tipica delle rievocazioni e dei cortei storici)

COSE DA EVITARE ASSOLUTAMENTE:
- Cuciture in vita
- Cerniere dietro la schiena e/o sui fianchi
- Abiti troppo aderenti e troppo scollati
- Abiti che scoprano le caviglie e le spalle
- Corsetti e nastrini di raso intrecciati
- Maniche a sbuffo o ampie
- Gonne strette a tubo
- Modelli stretti sotto il seno, stile impero


Questo abito a pressoché TUTTO SBAGLIATO!!!

Queste sono le dritte per un abbigliamento medievale italiano, se poi si vuole fare un personaggio di una specifica regione le regole cambiano..

MATERIALI DA USARE:
I materiali usati erano semplici e grossolani, come il lino e la lana, ai giorni d’oggi un buon compromesso si trova nel lino misto cotone, da evitare assolutamente sono il sintetico, il cotone, il damascato (troppo rinascimentale!) e il raso.
Sono accettati la seta e il velluto solo per rappresentare fasce MOOOLTO ricche ed avvenenti poiché, all’epoca, materiali di importazione.




COLORI DEI TESSUTI:

I colori da evitare sono il nero e il bianco, colori invece adattissimi sono i primari e i secondari (ricordiamo che le possibilità di colore erano limitate dalle sole tinture naturali, quindi i colori più frequenti erano il color lana grezza, il blu, il rosso, il marrone e il verde) ma mai in tonalità troppo accese,ma neanche troppo pallide: a una tonalità giallo canarino preferite la tonalità ocra, ad un rosso rubino preferite un rosso porpora, ad un blu ciano preferite un blu egiziano o un azzurro celeste e così via.. non mi dilungherò a tutte le possibili tonalità di colore.

Ok, e qui tutto bene, niente di strano..

Ora arriva il difficile.. IL MODELLO

Cos’è veramente filologico e cosa no?
Qui ci sono dei veri e propri pasticci perché le persone magari tentano di prendere inspirazione anche dai dipinti o dalle miniature dell’epoca, ma qui sta l’inghippo, e questo qual è? La difficoltà sta nella rappresentazione lontana dalla realtà, nel medioevo i modelli delle vesti erano molto simili tra uomo e donna, ma gli amanuensi e gli artisti per distinguere gli uni dagli altri usavano escamotage come ad esempio rendere più attillate le vesti o decorarle con merletti, cose che stando alle testimonianze storiche e ai ritrovamenti di vesti dell’epoca in tombe, cripte e così via, si discostano drasticamente dalla realtà. Le pitture più veritiere e di facile interpretazione che per ora ho trovato sono le immagini del Tacuinum Sanitatis, molte raffigurazioni di Santi e Madonne invece le eviterei perché creano solo della confusione.


Immagine presa dal Tacuina Sanitatis,
due donne e l'albero fiorito
Purtroppo il Medioevo non è stato quel florido periodo cavalleresco che i Romantici riportano nei loro libri e nelle loro dipinti, ma è stato sterminato da carestie, epidemie e guerre; possiamo dunque immaginare che in un epoca così difficile si facesse poco caso all’abbigliamento e alla “moda”.


Raffigurazione romantica di
una tessitrice medievale
Chiusa questa premessa possiamo veramente discutere del modello del vestito.
La mia sarta l’ha definito un sacco svasato, ovvero un vestito a sacco che si allarga sui lati della gonna a campana.
Comune sia per gli uomini (fino al ginocchio) che per le donne (fino a coprire la caviglia),  aveva uno scollo tondo e maniche tubolari. Si fissava in vita con una cinta in cuoio o con una corda in stoffa intrecciata e sotto di esso veniva portata una camisa di lino o di lana a seconda delle stagioni di un colore neutro e grezzo.
Il vestito è pressoché completato.. Lo so, visto così è proprio triste ma nessuno si dovrebbe aspettare di meglio per una corretta ricostruzione storica.
Purtroppo il nostro immaginario medievale è stato “inquinato” dal romanticismo e dalla marea di film Fantasy che catturati dal magico mondo di leggende e cavalieri ha rivisitato questa era storica in modo lussuoso e pomposo. Tutti si potrebbero sentire dei forti cavalieri o delle eleganti principesse vestiti come ne Il Signore Degli Anelli ma la realtà spesso non è così..

Abito medievale filologicamente corretto
 con decori sul collo realizzati a mano.


A voi poi la scelta..



mercoledì 17 agosto 2011

Notre Dame de Paris 2011.. Che spettacolo!!!!!

Emozioni a non finire, grandi applausi, voci bellissime, un corpo di ballo eccezionale!Tutto questo ieri al Teatro Regio di Parma per il grande debutto del tour che festeggia il decennale dell’opera musicale moderna più vista in Italia: Notre Dame de Paris.L’attesa alle stelle e la curiosità di tutti per il nuovo cast sono state ampiamente ripagate!Dopo giorni di prove senza sosta, dopo la prima generale di martedì sera, ieri a salire sul palco sono stati Alessandra Ferrari (Esmeralda), Angelo Del Vecchio (Quasimodo), Lorenzo Campani (Clopin), Luca Marconi (Gringoire), Marco Manca (Frollo), Oscar Nini (Febo), Serena Rizzetto (Fiordaliso).In sala erano presenti il compositore Riccardo Cocciante, il regista Gilles Maheu, il coreografo Martino Müller, e i produttori David Zard e Charles Talar.Tra gli applausi del pubblico elettrizzato, Riccardo Cocciante è salito sul palco ringraziando e presentando il regista, il coreografo, i produttori, tutti gli artisti, nonché tutti coloro che lavorano dietro le quinte (tecnici, staff, truccatrici, etc.), e concludendo con un ringraziamento speciale al pubblico:
“Un grazie va a tutti voi che con il vostro calore e il vostro affetto contribuite al successo di quest’opera”. 
Il risultato è indiscutibile con il tutto esaurito fin dalla prima e l’aggiunta di nuove recite. Inoltre, in seguito alle prove generali e dopo un’ulteriore valutazione tecnica degli angoli di visuale, da ieri sono stati messi in vendita, presso il botteghino del Teatro Regio di Parma, 100 ulteriori biglietti al giorno per ottimi posti nelle prime file.Ancora una volta, quindi, il musical dei record non tradisce le attese e mantiene alto il nome di uno spettacolo che ha emozionato e continua ad emozionare milioni di persone: un capolavoro senza tempo e senza frontiere visto in Italia da oltre 2 milioni e mezzo di persone.



domenica 8 maggio 2011

Introduzione alla Stregoneria Tradizionale

Preso dal sito Ars Strigae 
scritto e pensato da Dorilys


Il dizionario della lingua italiana cita:” Stregoneria: 1-L’arte delle streghe e degli stregoni. 2-Operazione magica compiuta ai danni di qualcuno”. 



Queste due definizioni sono assai discutibili. La prima, è pressoché ovvia, colui che pratica la stregoneria è una strega se femmina, stregone se maschio. La seconda, per molti potrebbe essere un’offesa, per altri, come me è una definizione culturale della figura che la parola “strega” incarna. Dunque, cosa è la stregoneria e chi la pratica, come, perché?
La stregoneria, è essenzialmente, un insieme di pratiche di magia popolare attuabili alla vita quotidiana. Le streghe, coloro che praticano la stregoneria, sono donne che conosco bene il potere di tutti gli oggetti di  uso quotidiano.  Ormai l’ideale di Stregoneria è stato fortemente deviato dagli studi di antropologi dello scorso secolo, come Gerald Gardner, quando c’è da precisare che l’antropologia era una disciplina appena nata. Oggigiorno nella mente di molti, le streghe sono: figli dei fiori nati tardi, dediti ai buonismi e stupidaggini new age, oppure, persone che non hanno assolutamente niente da fare nella loro vita che passarla ad adorare il Diavolo e dedite a varie esperienze sataniche.  La stregoneria non è niente di tutto ciò, le streghe non sono niente di tutto ciò. La stregoneria è prima di tutto uno stile di vita, benché nella pratica stregonesca viene spesso attribuito una componente divina, non tutte le streghe praticano la stregoneria seguendo la stessa religione.  Essendo la stregoneria una filosofia di vita, essa è adattabile alla filosofia spirituale.

Il mito della Vecchia Religione

Ormai il termine “vecchia religione” è associato alla wicca o ancora peggio ed una alternativa semplice per distaccarsi dalla filosofia wicca e dare un tono più serio alla propria fede. In realtà il termine Vecchia Religione è stato impropriamente usato per definire una tradizione popolare dedita al culto di divinità pagane, o comunque forme di tradizione spirituale delle campagne. L’associazione alle divinità pagane è venuta dal fatto che, la gente di campagna vivendo a stretto contatto con la Natura, è soggetta alle sue leggi ed ai suoi moti, tanto che ne onorano gli Spiriti. Da qui, all’associazione di divinità prettamente legate alla natura come il dio celtico Cernunnos, è breve. Questo è stato il grande ragionamento quando ha tentato di ritrarre fuori una pseudo religione italiana definendola appunto Vecchia Religione. Ma quanto c’è di vero negli scritti di Leland?
Le fonti non accertano dell’esistenza di nessuna società di Diana, ne quanto meno di un culto della dea Aradia, infatti l’opera di Leland:” il vangelo delle streghe” che spesso viene interpretato come un vero e proprio vangelo cristiano, è un documento che andrebbe analizzato in diversi livelli e non letto come mera favola. Il Vangelo descrive la società contadina dell’epoca, non saprei spiegare se per semplicità o per ermetismo che Leland abbia scritto di un culto del quale le fonti negano l’esistenza. Però,  il grosso errore di Leland anche se probabilmente non era sua intenzione, è stata quella di creare una branca che aveva la presunzione di scostarsi dalla wicca, quando non è soltanto che una copia. Questo perché molto spesso gli argomenti sono stati affrontati in modo superficiale e pressappochista.
Di fatto, la vecchi religione non esiste. Il culto di Diana, Aradia e Lucifero è una metafora per parlare di altro. Questo Leland probabilmente lo sapeva, ma la massa sicuramente non lo sa.


Tradizioni e Culti

La Stregoneria, almeno in Italia vanta di moltissime pratiche differenti che possono variare da regione a regione, queste pratiche sono ben analizzate nel libro:”Stregoneria in Italia” di Andrea Romanazzi. L’autore ha diviso per argomenti ogni capitolo del libro analizzando cosa rappresentassero per la società e descrivendo alcune pratiche di precise regioni.
Una massima Wicca cita:”Fa’ ciò che vuoi ma non danneggiare nessuno”. Chi segue questa filosofia di vita, è chiaro che non è adatto per seguire una filosofia di vita improntata sulla Stregoneria. Con questo non voglio dire che la Stregoneria è dedita a far del male al prossimo, ma bensì la pratica della stregoneria ci aiuta ad ottenere quello che ci manca. Per citare Dragon Rouge:” La strega è responsabile delle sue azioni e ne deve rendere conto solo alla sua coscienza” questo non vuol dire che l’unica regola è l’anarchia totale, ma si presume, che la strega conosca i valori, sia saggia, e sappia come usare al meglio le sue doti. I buonismi non fanno parte della filosofia della stregoneria, così come non né fa parte l’avarizia, l’invidia e così via dicendo.
Nell’iconografia e nell’immaginario della massa la strega è colei che passa il tempo a rimestare il calderone per avvelenare qualcuno. Benchè il calderone abbia un valore alchemico importante, la strega è molto di più, la strega è: conoscenza, ricerca, esperienza, pratica, filosofia, ragionamento, confronto, comprensione, umiltà e perseveranza. Non si può essere streghe senza conosce, non si può essere streghe avendo la presunzione che qualche libro e internet possano bastare. La strega è colei che ricerca la stregoneria per il resto della sua vita. La strega è una sapiente. 

Le tradizioni pagane e la caccia alle streghe

Strettamente associabili alla stregoneria sono le tradizioni pagane, esse per spiritualità sono legate al culto della Natura, di conseguenza con l’avvento del Cristianesimo, tutto ciò che era pagano e quindi legato alla Terra, divenne eresia. Ma qui c’è da dire moltissimo. La caccia alle streghe non fu solamente una caccia spietata verso le donne di ogni estrazione sociale, era ancora più una caccia spietata verso la conoscenza e l’intelletto, di cui l’uomo può andare molto fiero. Nell’ideologia new age abbiamo la strega medievale come una donna pagana, che abbracciava gli alberi e pregava una divinità che Leland non aveva ancora inventato. In realtà le streghe morte sul rogo erano sagge, maestre, filosofe, guaritrici, così come lo erano anche gli uomini.
La caccia alle streghe è un fenomeno antropologico che merita la giusta attenzione in un articolo differente da questo.

Aspetti antropologici della Stregoneria

Qui di seguito vi riporto una parte dell’articolo sulla stregoneria tratto da Wikipedia, che merita una riflessione:
Anche alcuni aspetti della medicina primitiva, che agiscono a livello psicologico, riguardano la stregoneria nel senso più ampio del termine, per cui si differenziano dalle pratiche empiriche (cioè dai semplici gesti) seguite dalle genti allo stato di natura: esistono specifici individui (sciamani o medici-stregoni) che si occupano di questi particolari aspetti adottando un rituale tipico della stregoneria. Data la loro funzione di dominare le forze occulte, gli officianti devono essere persone adatte e specificatamente preparate allo scopo, spesso con un tirocinio lungo, duro e complicato; la loro funzione, quando è svolta nell'interesse della comunità, viene considerata come un sacerdozio e lo stregone viene punito se non svolge efficacemente i propri doveri; non di rado la professione viene conservata nell'ambito di un solo clan o trasmessa per via ereditaria. Poiché gli spiriti, secondo le credenze popolari, sono entità bizzarre e complesse, la stregoneria deve avvalersi di pratiche magiche e rituali, spesso incomprensibili agli occhi degli altri, che sono accuratamente determinate in funzione degli scopi e degli spiriti interlocutori: si hanno così rituali per ottenere l'aiuto nelle varie attività umane, rituali per tutte le manifestazioni sociali, rituali per le pratiche richieste dai singoli (malattie, viaggi, nascite).


Al contrario della precedente, la stregoneria intesa come magia nera viene praticata al di fuori del gruppo umano e i suoi officianti non hanno funzioni sacerdotali: questi uomini (stregoni, fattucchieri, ...) sono odiati e temuti e non di rado, se oltrepassano certi limiti, vengono messi a morte. Le loro pratiche, spesso dai profani confuse con quelle descritte in precedenza, si avvalgono esclusivamente della magia e del terrore, indotto con mezzi sia psicologici sia materiali (atti di violenza, veleni, ecc.).

A volte i capi di un gruppo umano ricorrono alla stregoneria per motivi esclusivamente politici e in tal caso lo stregone assume le funzioni sia di sacerdote che di consigliere; questo aspetto è frequente in quei gruppi etnici retti da re divini oppure organizzati in chefferies (ovvero insieme di famiglie che dipendono da un medesimo capo tribale).”

Quando si vuole cominciare un cammino dedito alla Stregoneria

E’ probabile che visto che la stregoneria è tutto e niente, ci si possa trovare spiazzati nel cominciare. Ci sono moltissimi libri validi, altri meno, io consiglio sempre di leggere tutto, perché c’è sempre qualcosa di buono in un libro. Ho avuto molto buone ispirazioni da libri pessimi. Non esiste un modo preciso per cominciare a varcare la soglia. Si comincia semplicemente, il resto viene da sé. Ma è giusto dire che quando si comincia, non si arriverà tanto presto alla meta. Potrà passare una vita intera prima che voi possiate essere effettivamente delle Streghe. Se non vi piace studiare, se non siete curiose, se non avete voglia di apprendere, se pensate che sia facile. Questo non è il cammino che fa per voi.
La stregoneria segue i ritmi naturali della Natura. Per cominciare a vivere da streghe bisogna riscoprire la propria condizione di essere umano nella Natura, di essere umano in quanto animale di specie umana. Molto spesso quando si comincia questo cammino, si pensa subito ad ottenere strumenti, erbe rarissime, ed altre venalità di questo genere. Per prima cosa, io consiglio sempre di riallacciare i propri contatti con madre natura, poi strumenti e chincaglierie varie verranno da sé. Abbracciate per prima cosa una pratica pura. Cominciate a notare i cambiamenti climatici, l’alternasi delle stagioni, dedicatevi alla cura delle piante e osservate il loro ciclo vitale. Una volta comprese le leggi di Madre Natura, è possibile cominciare un cammino spirituale verso di essa. 

Perché le streghe sono donne?

Nell’ideale comunque la donna è stata sempre condannata per essere capace del mistero più grande:la capacità di donare la vita. Nelle Metamorfosi, Apuleio ci narra fa notare come le streghe, in senso positivo e negativo siano femmine. Perché? Personalmente credo perché la donna ha la capacità della creazione, come sappiamo dare la vita, sappiamo creare, e quindi trasformare le energie a nostro piacimento. Ma non tutte le donne sono uguali. Un passo interessante del libro:”Manoscritto Sapienzale Femminile” è quelo che narra appunto che non tutte le donne sono streghe, ma bensì quelle donne dedite alle frivolezze tanto quanto sono dedite alla coscienza. Le donne che son streghe, sono dedite al culto del bello, ma anche alla cose che riguardano la saggezza. Esse sono versatili ed astute. Non si nasce con queste doti, ma con perseveranza possono essere acquisite.  La società moderna ha fatto si che le donne fossero invidiose l’une delle altre per via di un concorrente comune: il maschio. Le donne hanno dimenticato quando sia importante una condivisione con le altre donne, perché solo essere possono capire i propri misteri, meglio ancora se queste donne sono streghe.
Concludo citando una parte del Manoscritto Sapienzale Femminile, parte a me molto cara, forse avrei dovuto aver la premura di tradurlo per voi, ma così facendo verrei meno a quanto ho scritto precedentemente:

Cum temporum obscuritas tam alta fit ut distictionem veri a falso, iusti ab iniusto, pulchri ab turpi, sacri ab vulgari atque nobilis ab ignobili intellegi non permittat, fortasse clare loqui licet, quia tanti intellegere poterit comprehendet.



Bibliografia:
Andrea Romanazzi – La Stregoneria in Italia
Anonima – Manoscritto sapienziale femminile
Dragon Rouge – Striaria
Wikipedia
Anonima – Manoscritto dialettale di una guaritrice di campagna
Vanna de Angelis – Le streghe

venerdì 6 maggio 2011

Perchè i gatti graffiano?

Perchè i gatti graffiano? E’ una reazione istintiva oppure si tratta di una sorta di risposta esagerata ad un errato comportamento del padrone? Lo fanno perchè si sentono trascurati, oppure riguarda solo di noia e abitudine? In ogni caso, chi alleva unmicio tra le quattro pareti domestiche, sa che prima o poi questo si  “rifarà le unghie” sui propri mobili e accessori.
Ecco che l’impietosa fine di divani, sedie, tende ed oggetti vari è assicurata. A questo punto è chiaro che scatta un duro rimprovero perchè ha rovinato qualcosa a cui eravamo affezionati o che ci era costato molti soldi e fatica per ottenerlo.Tuttavia punire l’amico a quattro zampe, in tal caso, ha davvero poco senso. I motivi per il quale ha seguito tale atteggiamento, sono essenzialmente due: il primo è di tipofisiologico per la necessità di limarsi le unghie, l’altro psicologico. Il gatto, infatti, si sente insicuro e tenta di tranquillizzarsi marcando il territorio.

Proprio per via delle ragioni che portano il gatto a comportarsi in tal modo, sarebbe davvero inutile arrabbiarsi e, allora cosa è meglio fare? Come si fa poi a mantenere la calma? Verificate che i graffi vengano fatti in non più di due punti della casa e, in questo caso, il motivo sarà legato solo al fatto che deve regolarsi gli artigli. Meglio, in questo caso, cercare di indirizzare il micio verso altri oggetti a noi graditi. Potete scegliere il “tiragraffi” che inizialmente si potrà mettere vicino alla zona che il micio frequenta sempre. Dovrete incoraggiarlo a farne uso, gratificandolo con carezze e ricompense. Non appena il cucciolo si sarà abituato potrà essere spostato. Il gattoinsicuro, invece, comincerà a graffiare vari angoli delle quattro pareti domestiche soprattutto dove gli odori sono intensi. In questo caso, meglio rivolgersi al veterinario per comprendere i motivi del suo stato psicologico.

lunedì 14 marzo 2011

Giornate tipo di un cane..

Ho voluto condividere questo bell'articolo con voi e spero che sia spunto di riflessioni per tutti... 
Per me lo è stato..

La mia giornata tipo durante i sette anni in cui ho vissuto nel canile:
Svegliarsi all'alba; annusare l'aria.
Aspettare la luce del giorno.
Fissare il cielo.
Fissare il cemento.
Fissare il cielo.
Fissare il cemento.
Fissare ancora il cielo.
Litigare con compagni di box per il cibo.
Fissare ancora il cemento.
Aspettare.
Aspettare che succeda qualcosa: niente. Non succede niente.
Allora, tornare a fissare il cielo.
Fissare il cemento.
Fissare il cielo.
Fissare il cemento.
Annusare l'aria.
Aspettare sempre che succeda qualcosa.
Cercare di ricordare il muso della mia mamma quadrupede: niente. Non me la ricordo più.
Quindi, annusare il cielo.
Fissare il cemento.
Aspettare l'imbrunire.
Litigare con compagni di box perchè nervosi.
Sdraiarsi sul cemento.
Sentire freddo.
Fare pace con compagni di box per tenersi caldi.
Provare a dormire, fissando il cielo.
Aspettare l'alba per ricominciare tutto da capo.




La mia giornata tipo nella nuova famiglia:
Svegliarsi all'alba; annusare l'aria.
Fissare mamma e papà umani per due orette (che belli!), finchè non si svegliano.
Al primo accenno di movimento, cominciare ad agitarsi, scodinzolando, zompettando e saltando per tutta la casa.
Mangiare la colazione preparata dalla mamma.
Mentre mamma e papà umani fanno la loro colazione, fissarli intensamente per ottenere fetta biscottata.
Salutare pigrona di sorella quadrupede che si sveglia per ultima.
Andare con papà umano a fare passeggiata.
Al rientro, fermarsi in cucina per fissare pacco fette biscottate sperando che cada dal tavolo. Niente. Non cade.
Giocare con palllina.
All'ora di pranzo, sedersi esattamente nel mezzo fra mamma e papà sperando di ottenere fetta biscottata.
Fare altra passeggiata con papà.
Annusare con attenzione e scrupolo ogni ruota di macchina che si incontra nel tragitto.
Fare cacca davanti al portone del setter del vicino di casa. Quello antipatico.
Tornare a casa.
Fissare scatola fette biscotatte: forse adesso cade dal tavolo. Niente.
Giocare con pallina.
Schiacciare pisolino ristoratore.
Appena buio, mangiare cena tutti insieme: io, mamma umana, papà umano e sorellina quadrupede.
Finire tutto il più veolocemente possibile per avere tempo di sedersi esattamente nel mezzo fra mamma e papà per impietosirli con sguardo languido al fine di ottenere fetta biscottata.
Spaparanzarsi per due/tre ore sotto il divano e prendersi le supercoccole da papà.
Fare ultima passeggiata con papà: la più bella. Io e lui da soli.
Annusare aria fresca.
Fare pipì a tutti gli angoli di tutti i palazzi. Con scrupolo.
Fare cacca davanti al portone del setter del vicino di casa. Non lo sopporto proprio quello lì.
Rientrare e scodinzolare fortissimo sperando di ottenere fetta biscottata.
Andare in cuccia morbida.
Dormire.
Sognare un mondo fatto di fette biscottate.
Aspettare l'alba per ricominciare tutto da capo.



Tratto da cose da cani